
Sono Lucio Salis, uno dei tanti sardi che decise nei primissimi anni sessanta di emigrare a Milano per poter crescere, imparare e confrontarsi con gli altri, invece di restare nella nostra terra a piangere e lamentarci o legarci al carro di qualche politicante.
Dopo tanti anni di sacrifici, sono riuscito a diventare un numero uno nel panorama artistico nazionale: musica, cabaret, radio, tv, cinema.
Nel 1990, quando ero uno dei cinque comici italiani più amati e popolari, nonché recordman di ascolti e gradimento in tv (facevo la zia di Cossiga, Talpa al Quirinale, a Striscia la notizia con ascolti personali intorno ai 16 milioni ogni sera), Cossiga se la prese molto e chiese a Craxi di farmi sparire. Craxi girò la richiesta al suo socio/sodale Burlesquoni, che però oppose resistenza: costavo poco e rendevo pubblicitariamente una ventina di miliardi a settimana. Per tre anni di fila, i lettori di Sorrisi e Canzoni mi assegnarono il Telegatto d’Oro… non essendo omologato, non lo ebbi mai.
Me ne diedero due per DRIVE IN, ma mai come Comico dell’anno. Ma restava difficile privare il pubblico di Mr.CAPPITTO MI HAI. Però… scadevano proprio allora le concessioni per le sue tv e Cossiga era, come oggi, un tipetto infido e vendicativo. Così, Silvio e Ricci, tentarono un’abile (secondo loro) mossa: cercarono di impormi di abbandonare il bersaglio della mia satira, Cossiga, e di volgere i miei strali contro Scalfari e De Benedetti… In pratica, la loro idea geniale consisteva in questo: non sarei più stato “la zia del Presidente della Repubblica“, ma la zia del Direttore di Repubblica. Allora non lo sapevamo, ma il Cav. Banana stava rubandosi la Sme e la Mondadori, corrompendo giudici con l’aiuto di Previti. Ergo, gli serviva il loro pezzo da novanta per screditare e ridicolizzare gli avversari… Io non ne volli sapere e loro, dopo avermi garantito ponti d’oro e chiuso contratti (verbali) per due miei film, una sit-com, scritta – diretta e interpretata da me, cento puntate come ospite al Gioco dei 9 condotto da Gerry Scotti, cento puntate come opinionista in un programma mattutino di Silvana Giacobini, e altro che non ricordo… insomma, un bel po’ di lavori che mi avrebbero fruttato un importo complessivo di ventiquattro miliardi in due anni…Partii, felice e contento, il 20 dicembre 1990 da Milano per rivedere i miei figli a Cagliari. Partii dopo aver registrato una decina di speciali per Natale e Capodanno con tutte le altre star nazionali. Partii carico di pacchi regalo per i miei figli e i miei amici, senza sapere che il pacco lo avevano fatto a me. E bello grosso: mi scaricarono. Ma io non ne sapevo niente. Andai via, dopo aver preso appuntamenti precisi per l’11 gennaio coi produttori Fininvest per la firma dei contratti e per cominciare i lavori suddetti, inoltre avevo già un contratto che mi legava fino al 30 giugno 1991 a Striscia.
Tutto molto bello. L’imposizione di fare la guerra a Scalfari e De Benedetti sembrava rientrata. Ma alle mie telefonate cominciate già il 7 gennaio non rispondeva più nessuno. Appresi dai giornali, e ne parlarono proprio tutti, che io non facevo più parte della scuderia perché “ero scappato senza pagare l’albergo“!!! Ai giornalisti che telefonavano a Cologno e Milano 2 per saperne di più e chiedevano: “Ma da quando una vostra star si deve pagare l’albergo quando viene a Milano per lavorare per voi?” Le solerti segretarie rispondevano di non sapere nulla, ma di eseguire degli ordini. Scrissero dei pezzi di fuoco Beniamino Placido e Oreste del Buono, miei grandi estimatori, ma nessuno del palazzo dei cigni commentò o replicò.
Questi sono i metodi di questi banditi. Calunnia e diffamazione, arroganza e destrutturazione di chiunque non sia un yesman al loro servizio. Da allora, i fatti e molte persone che mi stimano, dirigenti tv, impresari e giornalisti, mi hanno confermato che sono il primo nome nella personalissima lista nera di Burlesquoni e di Cossiga. Mi hanno chiuso tutte le porte! Sono arrivati a minacciare agenti e impresari che mi volevano a tutti i costi. Hanno ricattato o comprato chiunque mi volesse dare lavoro… hanno rimosso dirigenti Rai che mi avevano commissionato dei lavori e che mi volevano protagonista in video.
Infine: “STRISCIA LA NOTIZIA” è una mia idea, mutuata da un mio sketch scritto nel 1973 e regolarmente depositato alla Siae. Lo sketch era intitolato “TELEGIORNALE DELLA… PERA” e l’ho eseguito centinaia di volte alla radio (Radio 24 ore e Radio Uno), nei teatri e nelle piazze di tutta Italia. Nel 1988 lo portai ad antonio ricci che, dopo l’immenso successo personale del mio personaggio al DRIVE IN, mi chiedeva un’idea per una mia seconda uscita nello stesso show. Ricci disse che il “TG della pera” (che facevo con l’ausilio di diapositive nelle serate live e di cui esiste una registrazione in cassetta datata 1975) non… era televisivo. Poi lo scippò, cambiò il titolo in “Striscia la notizia”, e ancora ci campa. “Strisciare” è il suo verbo preferito.
Altri miei format sono “FORUM” e “IL BRUTTO ANATROCCOLO” (che si chiamava “DIVA”).
A metà degli anni 90, la Fininvest mi fece contattare dall’uomo di fiducia del gemello di Dell’Utri, Alberto. Questi mi invitò all’Antica Hostaria di Roma e, presenti mio figlio e un direttore di banca, allora mio amico e tramite dell’incontro, mi offrì un assegno circolare di 28 miliardi di lire:
“Chiudiamo la partita, disse. Torni a casa con tutti gli onori e ti metti a capo di una task force per contrastare la lobbi di Maurizio Costanzo, ché sta facendo un po’ troppo i cazzi suoi. Naturalmente, espliciti (disse proprio così) ai quattro venti di aver abbracciato gli ideali di Forza Italia!”
Mi alzai, porsi il giubbotto a mio figlio, e ce ne andammo nella fredda notte romana. A piedi, dato che la mia auto era rimasta a casa, senza benzina e senza assicurazione. Mio figlio mi abbracciò forte: era fiero di me.
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A me sembra “una boiata pazzesca”.